

Una recente sentenza lo conferma ancora una volta: se la truffa è sofisticata, il cliente non ha colpa.
Ti è mai capitato di ricevere un SMS "della tua banca" che ti avvisa di un blocco del conto e ti invita a cliccare su un link per "riattivare i servizi"? Oppure una telefonata da un numero che sembra proprio quello del servizio clienti, con un operatore molto convincente che ti guida passo passo per "risolvere un problema di sicurezza"?
Se sì, sei stato messo di fronte a una delle truffe informatiche più diffuse e pericolose del momento: phishing, spoofing e vishing combinati insieme. E la buona notizia, spesso poco conosciuta, è questa: nella maggior parte dei casi non sei tu a dover pagare il conto della truffa, ma la banca.
Cosa dice la sentenza
Il Tribunale di Perugia, con la sentenza n. 1711 del 7 maggio 2026, ha deciso proprio un caso di questo tipo. Due correntisti avevano ricevuto SMS "camuffati" da comunicazioni ufficiali della banca, avevano inserito le proprie credenziali su un sito clone identico all'home banking, ed erano poi stati contattati telefonicamente da un finto operatore (con un numero che risultava essere davvero quello della banca). Convinti di parlare con la propria banca, avevano seguito le istruzioni ricevute, fino a installare sul telefono un'app "di sicurezza" che in realtà era un virus in grado di intercettare i codici di accesso. Risultato: un bonifico non autorizzato verso un conto sconosciuto.
La banca si è difesa dicendo che i clienti erano stati "gravemente imprudenti" e che quindi la responsabilità era solo loro.
Il Tribunale non è stato d'accordo.
Il principio più importante: la truffa era troppo ben fatta per essere "colpa" del cliente
I giudici hanno chiarito un punto fondamentale, che vale in generale per questo tipo di truffe: quando l'inganno è particolarmente sofisticato — messaggi senza errori, inseriti nella stessa conversazione ufficiale, siti identici a quelli veri, telefonate dal numero reale della banca — non si può dire che il cliente abbia agito con "colpa grave". Semplicemente, si è comportato come si comporterebbe qualsiasi persona attenta, ingannata da professionisti della truffa.
E se non c'è colpa grave del cliente, la legge è chiara: il rischio dell'uso indebito delle credenziali resta a carico della banca, che deve dimostrare — non semplicemente affermare — di aver messo in campo tutte le misure di sicurezza adeguate e aggiornate contro questo tipo specifico di attacco. Non basta dire "abbiamo l'autenticazione forte": bisogna provare che quelle misure funzionano davvero contro le tecniche di spoofing e phishing più evolute.
Nel caso deciso dal Tribunale di Perugia, la banca non è riuscita a fornire questa prova. Risultato: condanna della banca alla restituzione integrale della somma sottratta ai clienti.
Perché questa notizia riguarda (quasi) tutti
Le truffe di questo tipo sono in forte crescita e colpiscono chiunque usi l'home banking: professionisti, imprenditori, pensionati, famiglie. La tentazione, dopo essere caduti in una trappola così ben costruita, è quella di sentirsi in colpa e di rassegnarsi alla perdita. Non è così.
Se sei stato vittima di un bonifico non autorizzato a seguito di phishing, spoofing o vishing, hai il diritto di chiedere alla banca la restituzione delle somme sottratte. La legge tutela il cliente, e la giurisprudenza più recente — di merito, di Cassazione e dell'Arbitro Bancario Finanziario — va sempre più in questa direzione.
Come possiamo aiutarti
Lo Studio Legale Di Giovine si occupa concretamente della tutela dei correntisti vittime di truffe informatiche e operazioni bancarie non autorizzate. Analizziamo la tua vicenda, verifichiamo la sussistenza dei presupposti di legge e, se necessario, agiamo nei confronti della banca — in via stragiudiziale, davanti all'Arbitro Bancario Finanziario o in giudizio — per ottenere la restituzione di quanto indebitamente sottratto.
Sei stato vittima di una truffa simile? Contattaci per una valutazione del tuo caso.
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Fonte normativa e giurisprudenziale di riferimento: Tribunale di Perugia, sentenza 7 maggio 2026, n. 1711
- Lo Studio legale DI Giovine ha la sua sede principale a Bologna ed offre assistenza e consulenza nell'ambito del diritto bancario, tributario ed ereditario.
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